venerdì 19 febbraio 2010

Gli Abbracci Spezzati

Harry Caine è uno sceneggiatore cieco. Una ragazza lo aiuta ad attraversare la strada, lui la invita a casa e le chiede di leggergli il giornale. Ernesto Martel è morto. Harry fa l’amore con la ragazza. Appena finito, con un tempismo da manuale, entra in casa la sua amica, nonché direttrice di produzione dei suoi film, Judit Garcia. Ernesto Martel è morto, ma Judit non sembra avere la stessa urgenza di parlarne che si nota sul volto quasi inespressivo di Harry.


Lena è la segreteria di Ernesto Martel. Quattordici anni prima. Lui la sostiene, soprattutto economicamente, in un delicato momento familiare e i due diventano amanti. Lena però è troppo bella, giovane, passionale e piena di vita per accontentarsi di un ruolo così passivo e nell’ombra. Quando scopre che un regista, Mateo Blanco, è in cerca di un’attrice per il suo nuovo film “Chicas & Maletas”, si presenta all’audizione accompagnata dal figlio omosessuale di Martel, Ernesto figlio per l’appunto.
Ernesto figlio bussa alla porta di Harry Caine. Quattordici anni dopo. Entra in casa dopo un colloquio telefonico con Judit che “intima” ad Harry di riceverlo non sapendo chi realmente sia il giovane che si presenta con il nome d’arte di Ray X e considerandolo solo un facoltoso aspirante regista. Tuttavia, Harry non ha dubbi. Sentita la voce e la storia raccontatagli, Harry sa chi si trova davanti, pur non potendolo vedere.
Ernesto Martel è morto e suo figlio è tornato a cercar vendetta contro quel padre che mai l’ha amato e che ha distrutto più di una vita.
Un passato che sembrava ormai sepolto, ritorna, scaraventato, nelle vite di Harry e Judit, costretti a farci i conti, forzati a spargere sale su ferite in realtà mai chiuse.
Almodovar costruisce un film perfetto a livello narrativo. La storia si snoda e si riannoda senza incontrare ostacoli. L’iniziale confusione si tramuta in armonia. L’omaggio ai classici italiani, francesi, il richiamo ai suoi stessi film, fanno di “Gli abbracci spezzati”, un impeccabile esercizio di stile, estremo e categorico. I buoni contro i cattivi. L’amore contro l’odio. Il bene contro il male. All’inizio nulla appare per ciò che è realmente, ma alla fine tutto trova una sua ragione d’essere, un suo equilibrio.
Questi 129 minuti di intrighi e passioni non lasciano quel retrogusto amaro e quella voglia di riflettere di “ La Mala Educacion”, di “Tutto su mia madre”, di “Parla con Lei”. Questi 129 minuti in cui il colore rosso è protagonista insieme a Lena, Mateo, Harry, Judit, ci ricordano che il cinema è fatto di storie, che spesso finiscono quando la cinepresa si ferma e il regista chiama l’ultimo ciak.