"Lei mi sta toccando"
"Non è vero!Io sto toccando il paradiso. A me non è stato mai permesso di toccare il paradiso."
In medias res, la chiave di tutto.
Geremia cuore d'oro tocca Miss Agropontino.
La Bestia posa le sue mani sulla Bella.
Si prova un certo fastidio a guardare questa scena, non tanto per l'avvenimento in sé, vale a dire molestie sessuali, quanto per il protagonista che muove l'azione. Per la sua mano sporca, nel senso morale del termine.
Geremia è vecchio, basso, mal fatto, brutto e cattivo. Insomma è il male. Per vivere fa l'usuraio. Ogni sera torna a casa da una madre altrettanto vecchia, bassa, grossa e cattiva che vive sdraiata su di un letto, guardando una TV ultima generazione con la vaschetta per le feci sotto di lei e lo stendino delle robe accanto. Suo padre, strozzino ai tempi, l'ha abbandonato quando era piccolo e vive a Roma in una casa davanti al Colosseo.
Un'esistenza piuttosto triste, di quelle che non si augurano a nessuno.
Rosalba, Miss Agropontino, è bella, bionda, con gli occhi azzurri, alta, magra, superba, non incline alle umiliazioni. Povera in canna. Vince 500 euro ad un concorso di bellezza, ma non bastano per il suo matrimonio. Suo padre stanco di essere etichettato come tirchio si rivolge a Geremia. Geremia cuore d'oro.
La Bella e la Bestia si incontrano. Radicalmente opposti eppure tragicamente simili.
La bontà non si associa alla bellezza. La bontà non è un'aspirazione. Tanto meno l'onestà. Si vive di imbrogli, espedienti, circostanze e colpi grossi. Si sfrutta il proprio potenziale, il proprio talento per arrivare ad un fine superiore. Sorrentino è machiavellico, quasi quanto ne "Il Divo". Italiano, molto Italiano, come in tutti i suoi film.
Geremia è tutti noi. O meglio, la nostra parte peggiore. Sa benissimo di essere poco "aggraziato" come lui stesso si definisce, ma sa anche che spesso il cervello conta più dell'apparenza, quanto meno per conquistare il rispetto dell'Altro. Solo che decide di consacrare la sua intellingenza e la sua "consigliata prosecuzione negli studi" a qualcosa di non propriamente immacolato.
La sartoria che possiede è un prestanome per coprire il vero impiego di questo strano personaggio, odioso, ma con un so che di tenero. Geremia è uno strozzino, della peggiore specie. Perchè oltre che interessi monetari spesso si lascia andare a richieste di tutt'altro genere.
Geremia è brutto, non ha mai conosciuto il paradiso e di tanto in tanto si concede una gita al purgatorio. Una mano in una giovane tasca di qua, uno sguardo su un decolté da rifare di là.
E poi arriva Rosalba con il suo cucchiaino d'argento, la sfrontatezza di chi è giovane e bella e il menefreghismo altezzoso ed egoista di chi ha subito nella vita qualcosa che pensa di non meritare, la ristrettezza economica. Vittima del suo stesso ceto sociale, Rosalba sposa il fidanzato storico che non ama e si concede a Geremia in cambio dell'estinzione del debito contratto dal padre.
Errare è umano, perseverare è diabolico e il paradigma bello è buono in Sorrentino non sembra neppure vagamente accennato.
E così Rosalba ci prende gusto. Come pure il malinconico cowboy venuto dal nord che sogna il Tennessee.
La fine è da vedere, con un metal detector in mano e una fascia di patate stretta intorno alla testa.
Non c'è molta speranza giunti all'epilogo. Forse solo l'amore ci può salvare ma si sa "l'amore non è più un rimedio da quando tutti hanno scelto di innamorarsi" e allora non ci resta che vivere perchè infondo...siamo bellissimi anche se non siamo eroi.
martedì 17 giugno 2008
domenica 27 aprile 2008
Le conseguenze dell'amore
Titta di Girolamo. Uomo di mezza età. Occhiali. Sigaretta in bocca. Espressione ferma. Sguardo impenetrabile, tra l'ironico e il disperato. Alloggia in albergo. Trasporta, ogni tot di tempo, valigie piene di soldi presso un banca svizzera a bordo una BMW, coperta da un telo di protezione, parcheggiata negli appositi vani forniti dall'hotel. Una volta in banca, pretende che i milioni di dollari con cui arriva siano contati dagli impiegati sorvegliati a vista dal direttore dell'asettico istituto di credito. Puntalmente, alla fine della conta, i "verdoni" sono depositati nella camera blindata, da un fattorino che potrebbe essere benissimo scambiato per un dipendente di un albergo, per l'appunto. Titta di Girolamo fa questo nella vita. Trasporta soldi a bordo di macchine costose. Eppure c'è qualcosa di più. Fa parte di una setta, la setta degli insonni. Non dorme da anni. Ausculta le conversazioni dei suoi vicini di stanza, un'anziana coppia di incalliti giocatori d'azzardo. Lei, stanca e felicemente rassegnata, cerca di far capire a lui, incoscientemente vecchio e malato, che è il caso di smetterla. Titta di Girolamo fa uso di eroina. Ogni mercoledì mattina alle 10. Non ha mai visto in faccia il suo spacciatore. Ludovico. Chi gli fornisce la droga non ha un volto. Titta di Girolamo non è un tossicodipendente, pur non essendo del tutto estraneo al problema della droga. In albergo, è in ottimi rapporti con tutti, si distingue per discrezione ed eccessivo zelo. Paga ogni primo del mese, da 8 anni a questa parte, l'affitto della sua camera. Titta di Girolamo, però, non saluta mai Sofia. La barista della hall. Lavora lì da due anni ed ogni sera entra in macchina di un uomo diverso, che le lascia il posto di guida.
Alquanto grottesco.
Titta di Girolamo è napoletano. Ha lasciato in Italia una moglie e tre figli che si rifiutano di parlargli e quando lo fanno usano della facile ironia per rinfacciargli la sua assenza. In poche parole, Titta di Girolamo non è nessuno, non fa nulla. Ha degli amici siciliani e una pistola nascosta nel televisore in camera.
All'improvviso riceve la visita di suo fratello che quasi come un deus ex machina sblocca l'azione.
Titta di Girolamo parla con Sofia. Prende lezioni di guida, gli uomini che vengono a prenderla sono istruttori. Presto le verrà regalata una BMW. Presto accoglierà una confessione. Titta di Girolamo lavora per cosa nostra, nonostante si dichiari estraneo ai fatti. Era un commercialista. Ha investito per loro. Ha perso in due ore l'80% dell'investimento. E' stato graziato, ma ora è costretto a trasportare denaro sporco una volta ogni tot di tempo in una banca svizzera.
Titta di Girolamo non è nessuno, non fa nulla.
Sofia, dopo la resistenza iniziale, accetta la macchina e gli da appuntamento per il giorno dopo alle 3 del pomeriggio per festeggiare il suo compleanno.
Sofia fa un incidente.
Titta di Girolamo è letteralmente "fregato" dai suoi amici siciliani che gli sottragono la valigia piena di soldi e scappano. Giocando di anticipo, li aspetta in macchina, li uccide e prende i soldi. Poi chiama i grandi capi e spiega l'accaduto, purtroppo però non ha nessuna intenzione di restituire il bottino.
Titta di Girolamo ora è qualcuno. Titta di Girolamo agisce e non subisce e basta. Titta di Girolamo ora fa.
Inutile dire come va a finire. Immerso vivo nel cemento. Titta di Girolamo muore libero.
Sofia è in ambulanza. I soldi sono nelle mani dell'anziana coppia di giocatori che possono ora dar vita ai loro ultimi sogni.
FINE.
Le conseguenze dell'amore. Quale amore?Che forma di amore? Quello che Titta potrebbe provare per Sofia? Quello che il fratello prova per lui?Quello dei due congiugi l'uno per l'altro e per il gioco?
Forse in questo film quello che manca è proprio l'amore, anzi quando si cerca di farlo nascere si finisce o in un'ambulanza o soffocati in un blocco di cemento. E allora dov'è l'amore? dove sono le conseguenze?quali sono?
Non lo so. E' da ieri che ci penso, eppure non lo so.
Non è una storia d'amore. Né in atto, né in potenza. E' la storia di Titta di Girolamo. Le conseguenze ci sono, si, ma sono conseguenze dell'agire, non del sentimento.
Forse, fino alla fine, ha ragione Titta: "La verità, amico mio, è noiosa".
Alquanto grottesco.
Titta di Girolamo è napoletano. Ha lasciato in Italia una moglie e tre figli che si rifiutano di parlargli e quando lo fanno usano della facile ironia per rinfacciargli la sua assenza. In poche parole, Titta di Girolamo non è nessuno, non fa nulla. Ha degli amici siciliani e una pistola nascosta nel televisore in camera.
All'improvviso riceve la visita di suo fratello che quasi come un deus ex machina sblocca l'azione.
Titta di Girolamo parla con Sofia. Prende lezioni di guida, gli uomini che vengono a prenderla sono istruttori. Presto le verrà regalata una BMW. Presto accoglierà una confessione. Titta di Girolamo lavora per cosa nostra, nonostante si dichiari estraneo ai fatti. Era un commercialista. Ha investito per loro. Ha perso in due ore l'80% dell'investimento. E' stato graziato, ma ora è costretto a trasportare denaro sporco una volta ogni tot di tempo in una banca svizzera.
Titta di Girolamo non è nessuno, non fa nulla.
Sofia, dopo la resistenza iniziale, accetta la macchina e gli da appuntamento per il giorno dopo alle 3 del pomeriggio per festeggiare il suo compleanno.
Sofia fa un incidente.
Titta di Girolamo è letteralmente "fregato" dai suoi amici siciliani che gli sottragono la valigia piena di soldi e scappano. Giocando di anticipo, li aspetta in macchina, li uccide e prende i soldi. Poi chiama i grandi capi e spiega l'accaduto, purtroppo però non ha nessuna intenzione di restituire il bottino.
Titta di Girolamo ora è qualcuno. Titta di Girolamo agisce e non subisce e basta. Titta di Girolamo ora fa.
Inutile dire come va a finire. Immerso vivo nel cemento. Titta di Girolamo muore libero.
Sofia è in ambulanza. I soldi sono nelle mani dell'anziana coppia di giocatori che possono ora dar vita ai loro ultimi sogni.
FINE.
Le conseguenze dell'amore. Quale amore?Che forma di amore? Quello che Titta potrebbe provare per Sofia? Quello che il fratello prova per lui?Quello dei due congiugi l'uno per l'altro e per il gioco?
Forse in questo film quello che manca è proprio l'amore, anzi quando si cerca di farlo nascere si finisce o in un'ambulanza o soffocati in un blocco di cemento. E allora dov'è l'amore? dove sono le conseguenze?quali sono?
Non lo so. E' da ieri che ci penso, eppure non lo so.
Non è una storia d'amore. Né in atto, né in potenza. E' la storia di Titta di Girolamo. Le conseguenze ci sono, si, ma sono conseguenze dell'agire, non del sentimento.
Forse, fino alla fine, ha ragione Titta: "La verità, amico mio, è noiosa".
sabato 19 aprile 2008
Inside, I'm dancing
Una settimana dall'ultimo post.
Ho visto pochissimo in questi 7 giorni purtroppo. Poi ieri, finita la mia tesina, ho deciso di concedermi un'ora e trentanove di evasione filmica.
Solita trafila. Programmi. Adunanza. Incoming. James Mcavoy.
Inside, I'm dancing. (titolo USA: rory o'shea was here...O.ò che orrore...stavolta l'Italia vince)
Premettiamo che pensavo fosse un film scozzese ed invece, sopresa molto gradita, è un film irlandese.
La storia: i protagonisti sono due disabili affetti da distrofia muscolare. Uno è completamente paralizzato tranne due dita di una mano che gli consentono di pilotare la sua sedia e , come aggiunge, nello stupore e nell'ingenuità generale, di masturbarsi.
L'altro è in condizioni più gravi o meglio compensa l'amico. Paralisi cerebrale. Si esprime in un modo del tutto incomprensibile o grazie all'aiuto di un cartellone fornito di lettere e immagini. Le sue proprietà di movimento sono, tuttavia, molto buone.
La mente e il corpo.
Rory, la mente, arriva non sappiamo da dove nel nuovo istituto. Ribelle, sfacciato, spudorato, incazzato nero, si fa riconoscere subito dalla "clientela" della casa di cura sparando gli Slipknot a tutto volume durante la notte e svegliando quindi l'allegra popolazione.
Michael, il corpo, trova in Rory l'unico capace di capirlo. Il suo interprete. Il primo che dopo tanto tempo o forse da sempre lo tratta come un normale disabile, non come un disabile ancora più disabile degli altri, data la mancanza di linguaggio.
Nasce un'amicizia.
Insieme si danno alla pazza gioia nel limite delle proprie possibilità. Raccolte di beneficienza finite in alcolici, discotesche e presunte normative europee, Michael che diventa avvocato!Una beffa eh?Proprio lui che non può parlare!
E poi arriva lei...Siobahn.
Per tutto il corso del film non sappiamo quasi nulla di Rory, non sappiamo se sia nato malato o la malattia si sopraggiunta in seguito. C'è solo la figura paterna a tenerlo legato al passato, che dalle poche parole si percepisce essere stato non proprio facile. Michael invece quasi a farsi beffa del suo difetto di pronuncia, è un libro aperto. Sua madre è morta quando era appena nato, suo padre l'ha abbandonato in un istituto da subito. Eppure, tramite un ricatto sapientemente messo a punto da Rory, sarà un fautore della loro emancipazione e indipendeza.
I due infatti decidono di chiedere il diritto a vivere da soli e ad avere un assistente.(Un')
La nuova vita comincia. Siobahn torna. L'amore arriva, spezza un cuore e va via.
Finale scontatissimo. Tragico, ma con il sorriso sulle labbra.
Sullo sfondo una Dublino, grigia e anonima. E un mondo, quello dei disabili o come oggi il politically correct richiede, della diversa abilità, tutto da scoprire.
La psicologia del due protagonisti non è così complicata.
Uno è incazzato con la vita, l'altro troppo spaventato per reagire. Non c'è nessuna traccia di buonismo o ribaltamento finale dei ruoli. Essere disabili come mostra questo film non significa avere una maggiore sensibilità o essere "diversi", significa solo guardare la vita e il mondo da una prospettiva differente pur essendo uguali agli altri.
Rory è spietato con Michael e con tutti, perchè sa di avere ragione, sa che la vita per "quelli come loro" è dura, quindi, perchè addolcirsela con pseudo-conquiste di "normalità" che si risolvono in nulla di fatto?
L'amore è off limits. L'unico bacio che ricevono è quello di due ragazze ubriache i cui drink sono stati pagati con i soldi di una raccolta fondi per l'istituto dove la storia ha inizio.
Eppure nonostante questo pessimismo di base, il film non è mai stucchevole o tragico (tranne il finale), non è mai compassionevole, al contrario, ci ricorda che le sedie a rotelle non sono sinonimo di diversità.
Quando Siobahn recrimina a Rory il suo carattere difficile e gli fa notare che per avere il rispetto altrui è necessario trattare gli altri con rispetto, cade nella solita trappola :"se vuoi essere normale, fai in modo che gli altri ti vedano normale". Il problema è che non è possibile, semplicemente perchè chi non vive su una sedia a rotelle non capisce cosa si prova e chi invece ci vive non sa cosa sia l'altra parte del mondo cioè quella con le gambe.
La soluzione è venirsi incontro nel rispetto delle "differenze" che non sono diversità.
Non pensavo fosse così complicato parlare di questo film, però ripensandoci ammetto che se da un lato ha un trama banale e scontata, dall'altro tratta il tema dei disabili con una ironia e una cattiveria (nel senso di brutale verità) piuttosto piacevoli. Emblematica è la scena in cui Rory vuole muovere istanza all'amministrazione della città di Dublino perchè tolga i parapetti dai ponti e lasci ai disabili la possibilità di suicidarsi senza intralci.
E se spesso odiamo Rory per il modo in cui tratta Michael, debole e sensibile, sappiamo che ha ragione e lo fa perchè, andandosene, vuole lasciare all'amico la consapevolezza di non essere diverso, di non aver bisogno di nessuno. C'è un mondo fuori e lui può, deve scoprirlo seppur sulle sue ruote e senza poter dire nulla di comprensibile, quel mondo è SUO come di tutti.
E' piacevole ogni tanto vedere dei film in cui non ci sono frasi sdolcinate o non ci si riduce alle solite conclusioni buoniste che mettono in pace l'animo di chi vede o ascolta.
Michael alla fine ascolta la voce dell'amico che non c'è più, la sente. Come si fa a dimenticare qualcuno che ti ha cambiato la vita?
E poi non so cosa sia, ma gli attori irlandesi e in questo caso anche scozzesi hanno un qualcosa negli occhi, una strana tristezza, come se in quel blu si percepisse una maliconia che si portano dietro dalla nascita.
Michael non parla, è vero. Ma i suoi due occhi, SI. Rory ha la benedizione della parola eppure a volte dice più il suo sguardo. Che rimane comunque tanto, ma proprio tanto, incazzato.
Ecco, un film incazzato e incazzoso.
Ho visto pochissimo in questi 7 giorni purtroppo. Poi ieri, finita la mia tesina, ho deciso di concedermi un'ora e trentanove di evasione filmica.
Solita trafila. Programmi. Adunanza. Incoming. James Mcavoy.
Inside, I'm dancing. (titolo USA: rory o'shea was here...O.ò che orrore...stavolta l'Italia vince)
Premettiamo che pensavo fosse un film scozzese ed invece, sopresa molto gradita, è un film irlandese.
La storia: i protagonisti sono due disabili affetti da distrofia muscolare. Uno è completamente paralizzato tranne due dita di una mano che gli consentono di pilotare la sua sedia e , come aggiunge, nello stupore e nell'ingenuità generale, di masturbarsi.
L'altro è in condizioni più gravi o meglio compensa l'amico. Paralisi cerebrale. Si esprime in un modo del tutto incomprensibile o grazie all'aiuto di un cartellone fornito di lettere e immagini. Le sue proprietà di movimento sono, tuttavia, molto buone.
La mente e il corpo.
Rory, la mente, arriva non sappiamo da dove nel nuovo istituto. Ribelle, sfacciato, spudorato, incazzato nero, si fa riconoscere subito dalla "clientela" della casa di cura sparando gli Slipknot a tutto volume durante la notte e svegliando quindi l'allegra popolazione.
Michael, il corpo, trova in Rory l'unico capace di capirlo. Il suo interprete. Il primo che dopo tanto tempo o forse da sempre lo tratta come un normale disabile, non come un disabile ancora più disabile degli altri, data la mancanza di linguaggio.
Nasce un'amicizia.
Insieme si danno alla pazza gioia nel limite delle proprie possibilità. Raccolte di beneficienza finite in alcolici, discotesche e presunte normative europee, Michael che diventa avvocato!Una beffa eh?Proprio lui che non può parlare!
E poi arriva lei...Siobahn.
Per tutto il corso del film non sappiamo quasi nulla di Rory, non sappiamo se sia nato malato o la malattia si sopraggiunta in seguito. C'è solo la figura paterna a tenerlo legato al passato, che dalle poche parole si percepisce essere stato non proprio facile. Michael invece quasi a farsi beffa del suo difetto di pronuncia, è un libro aperto. Sua madre è morta quando era appena nato, suo padre l'ha abbandonato in un istituto da subito. Eppure, tramite un ricatto sapientemente messo a punto da Rory, sarà un fautore della loro emancipazione e indipendeza.
I due infatti decidono di chiedere il diritto a vivere da soli e ad avere un assistente.(Un')
La nuova vita comincia. Siobahn torna. L'amore arriva, spezza un cuore e va via.
Finale scontatissimo. Tragico, ma con il sorriso sulle labbra.
Sullo sfondo una Dublino, grigia e anonima. E un mondo, quello dei disabili o come oggi il politically correct richiede, della diversa abilità, tutto da scoprire.
La psicologia del due protagonisti non è così complicata.
Uno è incazzato con la vita, l'altro troppo spaventato per reagire. Non c'è nessuna traccia di buonismo o ribaltamento finale dei ruoli. Essere disabili come mostra questo film non significa avere una maggiore sensibilità o essere "diversi", significa solo guardare la vita e il mondo da una prospettiva differente pur essendo uguali agli altri.
Rory è spietato con Michael e con tutti, perchè sa di avere ragione, sa che la vita per "quelli come loro" è dura, quindi, perchè addolcirsela con pseudo-conquiste di "normalità" che si risolvono in nulla di fatto?
L'amore è off limits. L'unico bacio che ricevono è quello di due ragazze ubriache i cui drink sono stati pagati con i soldi di una raccolta fondi per l'istituto dove la storia ha inizio.
Eppure nonostante questo pessimismo di base, il film non è mai stucchevole o tragico (tranne il finale), non è mai compassionevole, al contrario, ci ricorda che le sedie a rotelle non sono sinonimo di diversità.
Quando Siobahn recrimina a Rory il suo carattere difficile e gli fa notare che per avere il rispetto altrui è necessario trattare gli altri con rispetto, cade nella solita trappola :"se vuoi essere normale, fai in modo che gli altri ti vedano normale". Il problema è che non è possibile, semplicemente perchè chi non vive su una sedia a rotelle non capisce cosa si prova e chi invece ci vive non sa cosa sia l'altra parte del mondo cioè quella con le gambe.
La soluzione è venirsi incontro nel rispetto delle "differenze" che non sono diversità.
Non pensavo fosse così complicato parlare di questo film, però ripensandoci ammetto che se da un lato ha un trama banale e scontata, dall'altro tratta il tema dei disabili con una ironia e una cattiveria (nel senso di brutale verità) piuttosto piacevoli. Emblematica è la scena in cui Rory vuole muovere istanza all'amministrazione della città di Dublino perchè tolga i parapetti dai ponti e lasci ai disabili la possibilità di suicidarsi senza intralci.
E se spesso odiamo Rory per il modo in cui tratta Michael, debole e sensibile, sappiamo che ha ragione e lo fa perchè, andandosene, vuole lasciare all'amico la consapevolezza di non essere diverso, di non aver bisogno di nessuno. C'è un mondo fuori e lui può, deve scoprirlo seppur sulle sue ruote e senza poter dire nulla di comprensibile, quel mondo è SUO come di tutti.
E' piacevole ogni tanto vedere dei film in cui non ci sono frasi sdolcinate o non ci si riduce alle solite conclusioni buoniste che mettono in pace l'animo di chi vede o ascolta.
Michael alla fine ascolta la voce dell'amico che non c'è più, la sente. Come si fa a dimenticare qualcuno che ti ha cambiato la vita?
E poi non so cosa sia, ma gli attori irlandesi e in questo caso anche scozzesi hanno un qualcosa negli occhi, una strana tristezza, come se in quel blu si percepisse una maliconia che si portano dietro dalla nascita.
Michael non parla, è vero. Ma i suoi due occhi, SI. Rory ha la benedizione della parola eppure a volte dice più il suo sguardo. Che rimane comunque tanto, ma proprio tanto, incazzato.
Ecco, un film incazzato e incazzoso.
sabato 12 aprile 2008
Lucìa y el sexo
Spagna.
Madrid.
Un telefono squilla.
Una donna risponde, un uomo dall'altra parte della cornetta con la voce disperata e un tono interrotto dai suoi stessi singhiozzi le chiede perdono, non può dirle cosa succede, la vergogna è troppa, non può ritrovarsi più,è perduto. Su di un'isola?
Strada.
La donna corre. Veloce, ansima.
Casa.
La Luna, la luce, un appartamento. Un altro telefono squilla. Scuse, ancora scuse. "Mi dispiace le dobbiamo dare una brutta notizia".
Confusione. Frustrazione. Una valigia. Foto di un passato che non esiste più.
Strada. La donna corre di nuovo. Verso un'isola.
Lucia: la protagonista di questo incipit si chiama così, Lucia. Per adesso sappiamo soltanto che il suo fidanzato è andato via, andato è la parola più indicata, ma il via aggiunge un non so ché di incisivo.
Lorenzo: è il nome dell'uomo perduto.
Flashback: 23 maggio di sei anni prima. Lui festeggia i suoi 25 anni immerso nel mare che circonda un'isola. In compagnia di una sconosciuta e della Luna.
Flashback: sempre sei anni prima. Un caffè a Madrid. Scopriamo che Lorenzo è uno scrittore in crisi creativa che parla con il suo agente. Si alza. Una donna gli va incontro. Lucia. Il passaggio da semplici conoscenti ad amanti è breve. Lei dichiara il suo amore, lui la guarda come rapito. Il cuore di lei è inchiodato alle pagine del suo romanzo.
Escono insieme dal caffè. Strada. Corrono. Si ubriacano. Vanno a casa di lui. Nuda sul letto lei dichiara ingenua e innamorata: "Puoi farmi quello che vuoi...però inizia tu".
Lui la guarda sempre più rapito, la copre con il lenzuolo, si spoglia a sua volta e si infila nudo nel letto.
Non la sfiora con un dito. Già dall'incipit si capisce che i due sono destinati a condividere molto più di una semplice notte di passione.
Valencia: la sconosciuta "regalo di compleanno" di Lorenzo è incinta. Partorisce una bambina, Luna. Lascia la sua città direzione Madrid nella speranza di ritrovare l'isolano che le ha regalato...la Luna.
Madrid: il sole in una stanza. Due corpi nudi in un letto. Fanno l'amore per la prima volta. Caratteristica l'espressione di lei: "Amore, muoio". Per gli spagnoli l'orgasmo è la pequeña muerte (calco dell'originale francese la pétite mort)(by wikipedia)...sarà un caso?
Amore e Morte.
Il sesso: collante di tutto il film.
Iniziano una serie di scene che possono essere tradotte come un inno al sesso, in tutte le sue forme, posizioni e dimensioni.
Lei muore volta dopo volta. Giocano, Lorenzo e Lucia, giocano e si innamorano e la passione di trasforma in amore e l'amore si trasforma in dipendenza.
Quattro anni dopo: compleanno di Lorenzo. Lucia accende le candeline su una torta. L'agente di Lorenzo gli comunica che lui ha una figlia. Che quella notte sull'isola, i regali sono stati due, la sconosciuta, Elena e una nuova vita, Luna.
C'è un modo per vederla. Alle quattro del pomeriggio in un parchetto dove è in compagnia della baby-sitter.
Lucia arriva con la torta in mano. Sorride, la sua immagine si perde. Lorenzo la fissa con gli occhi persi nel nulla non si capisce se per paura o per felicità. Sta iniziando a perdersi. Il tutto è lampante.
Giorno successivo. Parchetto. Luna e la baby-sitter. Comincia la discesa verso gli inferi.
Lorenzo riprende a scrivere. Prima un racconto breve su un padre ed una figlia. Poi una storia morbosa che lo trascina in un baratro. Ad un certo punto realtà e finzione letteraria si fondono e non è dato più capire cosa stia effettivamente avendo luogo e cosa invece sia frutto delle ossessioni di Lorenzo.
La baby-sitter è una ragazza, poco più di una ragazza. Figlia di una porno star in pensione vive una passione repressa per il suo patrigno. Passa le notti a masturbarsi con un vibratore sul divano guardando i film di sua madre.
Lorenzo scrive di lei. E' attratto da lei. Guarda un film della madre. Si masturba e accoglie Lucia con passione, quando lei rientra da lavoro.Lucia rispunta. Si era persa anche lei, tentando di stare dietro all'uomo che ama, ma sentendosi respinta come chiusa fuori da un mondo che vive intorno a lei ma che non le permette di entrare.
Lorenzo e Luna continuano a vedersi ma la bambina non sa chi sia quello sconosciuto che le racconta delle storie per farla addormentare. Lorenzo non l'ha voluta condannare al segreto. Si gode sua figlia dal di fuori. La baby-sitter però non demorde. Lo invita a casa. Aspetta che la bambina dorma e finalmente, indossati i costumi di scena della rispettabilissima madre, lo porta nella camera da letto di Elena, la sconosciuta dell'isola, la madre di Luna. Ma succede qualcosa. Luna si svegli, sta per aprire la porta della camera quando l'ernorme cane da guardia a cui era stato prima intimato di restare fuori le si lancia contro, sbranandola letteralmente.
Il sesso è finito. Una vita è finita. Lorenzo è morto dentro. La baby-sitter tenterà il suicidio. Elena si trasferirà sull'isola.
Lucia?
Corre in una strada deserta, in una sera di Madrid.
Isola. Lucia neanche a farlo a posta prende una stanza nella casa dove Elena vive ormai da tempo. Un uomo condivide la convivenza con loro. Carlos. E' lì da un po'. Le uniche due cose che sappiamo di lui, che scopriremo in seguito essere una vecchia conoscenza, sono che ama immergersi nel mare intorno all'isola e che ha un "fallo" enorme,a detta di Elena che saltuariamente consola con lui la solitudine dovuta alla perdita della figlia.
Il sesso ritorna.
Nel mentre Lorenzo preso dai sensi di colpa contatta Elena su internet via chat e con un racconto cerca di migliorarle la vita. Le parole sono la sua arma,il minimo che possa fare dopo aver "ucciso" sua figlia.
Le storie dei protagonisti si incrociano,si incontrano e si scontrano alla fine.
Tutto nel film è fatto per il sesso, tramite il sesso, a causa del sesso.
Occasionale, passionale, d'amore, "cinematografico", spinto, dolce, sinonimo di vita e anche di morte, malato, represso, liberatorio. In due ore e due minuti sono affrontate praticamente tutte le tipologie di sesso. E' il motore che fa muovere l'azione, è il minimo comun denominatore della sceneggiatura. Eppure sarebbe estremamente banale e riduttivo definire questo intricato dramma spagnolo, un film sul sesso.
C'è molto di più. Prima di tutto, l'amore e la capacità dei protagonisti di trasformare una forte passione inziale in un rapporto più "normale", in cui ci sono momenti di intimità ma anche momenti di consueta vita di coppia. C'è il rapporto padre-figlia, madre-figlia e la consapevolezza che coloro che ci hanno messo al mondo hanno sempre e comunque un'influenza sul nostro divenire.
Una madre porno star suscita nell figlia baby-sitter un rivalità e una cattiva considerazione del sesso che perde la sua forza di legame profondo tra le persone e per usare un paragone un po' tirato diventa puro esercizio di stile.
Elena si strasforma da sconosiuta che fa sesso su una spiaggia in madre premurosa e donna distrutta dal dolore.
Lorenzo cresce di giorno in giorno grazie a Lucia ma grazie soprattutto a Luna. Perde il suo egocentrismo tipico dello scrittore in crisi, vive il ruolo di figura partena da cui è violentemente distaccato per colpa del sesso, neanche a dirlo, e conclude la sua vicenda con l'accettazione di un amore che va appunto al di là del sesso stesso.
E poi c'è Lucia. Personaggio alquanto monolitico, ma estremamente positivo. Donna decisa, forte, innamorata, passionale, pronta a tutto per l'uomo che ama, che insegue, che vuole e che si prende. Lucia è il polo positivo della storia. La figura di riferimento. L'ideale, forse. E' la sua ingenua esuberanza che la porta ha innalzare tutto quello che sfiora, tocca, respira.
Certo sarà lei a dichiarare: "La risposta a tutto è sempre l'istinto, il sangue, insomma il sesso".
Chissà forse ha ragione o forse no.
Forse la risposta è un'isola. Un uomo e una donna. Il sesso (sostantivo maschile) e l'isola (sostantivo femminile). Il contatto dell'uomo con la natura, madre natura, la donna per eccellenza. In fondo gli elementi naturali ci sono tutti, sole, luna, mare, terra, aria.
Per dirla in soldoni, un altro film sull'amore.
Madrid.
Un telefono squilla.
Una donna risponde, un uomo dall'altra parte della cornetta con la voce disperata e un tono interrotto dai suoi stessi singhiozzi le chiede perdono, non può dirle cosa succede, la vergogna è troppa, non può ritrovarsi più,è perduto. Su di un'isola?
Strada.
La donna corre. Veloce, ansima.
Casa.
La Luna, la luce, un appartamento. Un altro telefono squilla. Scuse, ancora scuse. "Mi dispiace le dobbiamo dare una brutta notizia".
Confusione. Frustrazione. Una valigia. Foto di un passato che non esiste più.
Strada. La donna corre di nuovo. Verso un'isola.
Lucia: la protagonista di questo incipit si chiama così, Lucia. Per adesso sappiamo soltanto che il suo fidanzato è andato via, andato è la parola più indicata, ma il via aggiunge un non so ché di incisivo.
Lorenzo: è il nome dell'uomo perduto.
Flashback: 23 maggio di sei anni prima. Lui festeggia i suoi 25 anni immerso nel mare che circonda un'isola. In compagnia di una sconosciuta e della Luna.
Flashback: sempre sei anni prima. Un caffè a Madrid. Scopriamo che Lorenzo è uno scrittore in crisi creativa che parla con il suo agente. Si alza. Una donna gli va incontro. Lucia. Il passaggio da semplici conoscenti ad amanti è breve. Lei dichiara il suo amore, lui la guarda come rapito. Il cuore di lei è inchiodato alle pagine del suo romanzo.
Escono insieme dal caffè. Strada. Corrono. Si ubriacano. Vanno a casa di lui. Nuda sul letto lei dichiara ingenua e innamorata: "Puoi farmi quello che vuoi...però inizia tu".
Lui la guarda sempre più rapito, la copre con il lenzuolo, si spoglia a sua volta e si infila nudo nel letto.
Non la sfiora con un dito. Già dall'incipit si capisce che i due sono destinati a condividere molto più di una semplice notte di passione.
Valencia: la sconosciuta "regalo di compleanno" di Lorenzo è incinta. Partorisce una bambina, Luna. Lascia la sua città direzione Madrid nella speranza di ritrovare l'isolano che le ha regalato...la Luna.
Madrid: il sole in una stanza. Due corpi nudi in un letto. Fanno l'amore per la prima volta. Caratteristica l'espressione di lei: "Amore, muoio". Per gli spagnoli l'orgasmo è la pequeña muerte (calco dell'originale francese la pétite mort)(by wikipedia)...sarà un caso?
Amore e Morte.
Il sesso: collante di tutto il film.
Iniziano una serie di scene che possono essere tradotte come un inno al sesso, in tutte le sue forme, posizioni e dimensioni.
Lei muore volta dopo volta. Giocano, Lorenzo e Lucia, giocano e si innamorano e la passione di trasforma in amore e l'amore si trasforma in dipendenza.
Quattro anni dopo: compleanno di Lorenzo. Lucia accende le candeline su una torta. L'agente di Lorenzo gli comunica che lui ha una figlia. Che quella notte sull'isola, i regali sono stati due, la sconosciuta, Elena e una nuova vita, Luna.
C'è un modo per vederla. Alle quattro del pomeriggio in un parchetto dove è in compagnia della baby-sitter.
Lucia arriva con la torta in mano. Sorride, la sua immagine si perde. Lorenzo la fissa con gli occhi persi nel nulla non si capisce se per paura o per felicità. Sta iniziando a perdersi. Il tutto è lampante.
Giorno successivo. Parchetto. Luna e la baby-sitter. Comincia la discesa verso gli inferi.
Lorenzo riprende a scrivere. Prima un racconto breve su un padre ed una figlia. Poi una storia morbosa che lo trascina in un baratro. Ad un certo punto realtà e finzione letteraria si fondono e non è dato più capire cosa stia effettivamente avendo luogo e cosa invece sia frutto delle ossessioni di Lorenzo.
La baby-sitter è una ragazza, poco più di una ragazza. Figlia di una porno star in pensione vive una passione repressa per il suo patrigno. Passa le notti a masturbarsi con un vibratore sul divano guardando i film di sua madre.
Lorenzo scrive di lei. E' attratto da lei. Guarda un film della madre. Si masturba e accoglie Lucia con passione, quando lei rientra da lavoro.Lucia rispunta. Si era persa anche lei, tentando di stare dietro all'uomo che ama, ma sentendosi respinta come chiusa fuori da un mondo che vive intorno a lei ma che non le permette di entrare.
Lorenzo e Luna continuano a vedersi ma la bambina non sa chi sia quello sconosciuto che le racconta delle storie per farla addormentare. Lorenzo non l'ha voluta condannare al segreto. Si gode sua figlia dal di fuori. La baby-sitter però non demorde. Lo invita a casa. Aspetta che la bambina dorma e finalmente, indossati i costumi di scena della rispettabilissima madre, lo porta nella camera da letto di Elena, la sconosciuta dell'isola, la madre di Luna. Ma succede qualcosa. Luna si svegli, sta per aprire la porta della camera quando l'ernorme cane da guardia a cui era stato prima intimato di restare fuori le si lancia contro, sbranandola letteralmente.
Il sesso è finito. Una vita è finita. Lorenzo è morto dentro. La baby-sitter tenterà il suicidio. Elena si trasferirà sull'isola.
Lucia?
Corre in una strada deserta, in una sera di Madrid.
Isola. Lucia neanche a farlo a posta prende una stanza nella casa dove Elena vive ormai da tempo. Un uomo condivide la convivenza con loro. Carlos. E' lì da un po'. Le uniche due cose che sappiamo di lui, che scopriremo in seguito essere una vecchia conoscenza, sono che ama immergersi nel mare intorno all'isola e che ha un "fallo" enorme,a detta di Elena che saltuariamente consola con lui la solitudine dovuta alla perdita della figlia.
Il sesso ritorna.
Nel mentre Lorenzo preso dai sensi di colpa contatta Elena su internet via chat e con un racconto cerca di migliorarle la vita. Le parole sono la sua arma,il minimo che possa fare dopo aver "ucciso" sua figlia.
Le storie dei protagonisti si incrociano,si incontrano e si scontrano alla fine.
Tutto nel film è fatto per il sesso, tramite il sesso, a causa del sesso.
Occasionale, passionale, d'amore, "cinematografico", spinto, dolce, sinonimo di vita e anche di morte, malato, represso, liberatorio. In due ore e due minuti sono affrontate praticamente tutte le tipologie di sesso. E' il motore che fa muovere l'azione, è il minimo comun denominatore della sceneggiatura. Eppure sarebbe estremamente banale e riduttivo definire questo intricato dramma spagnolo, un film sul sesso.
C'è molto di più. Prima di tutto, l'amore e la capacità dei protagonisti di trasformare una forte passione inziale in un rapporto più "normale", in cui ci sono momenti di intimità ma anche momenti di consueta vita di coppia. C'è il rapporto padre-figlia, madre-figlia e la consapevolezza che coloro che ci hanno messo al mondo hanno sempre e comunque un'influenza sul nostro divenire.
Una madre porno star suscita nell figlia baby-sitter un rivalità e una cattiva considerazione del sesso che perde la sua forza di legame profondo tra le persone e per usare un paragone un po' tirato diventa puro esercizio di stile.
Elena si strasforma da sconosiuta che fa sesso su una spiaggia in madre premurosa e donna distrutta dal dolore.
Lorenzo cresce di giorno in giorno grazie a Lucia ma grazie soprattutto a Luna. Perde il suo egocentrismo tipico dello scrittore in crisi, vive il ruolo di figura partena da cui è violentemente distaccato per colpa del sesso, neanche a dirlo, e conclude la sua vicenda con l'accettazione di un amore che va appunto al di là del sesso stesso.
E poi c'è Lucia. Personaggio alquanto monolitico, ma estremamente positivo. Donna decisa, forte, innamorata, passionale, pronta a tutto per l'uomo che ama, che insegue, che vuole e che si prende. Lucia è il polo positivo della storia. La figura di riferimento. L'ideale, forse. E' la sua ingenua esuberanza che la porta ha innalzare tutto quello che sfiora, tocca, respira.
Certo sarà lei a dichiarare: "La risposta a tutto è sempre l'istinto, il sangue, insomma il sesso".
Chissà forse ha ragione o forse no.
Forse la risposta è un'isola. Un uomo e una donna. Il sesso (sostantivo maschile) e l'isola (sostantivo femminile). Il contatto dell'uomo con la natura, madre natura, la donna per eccellenza. In fondo gli elementi naturali ci sono tutti, sole, luna, mare, terra, aria.
Per dirla in soldoni, un altro film sull'amore.
mercoledì 9 aprile 2008
Once
How often do you find the right person?Once.
Ecco, appunto!
Parlare di questo film è come parlare dell'ultima parte della mia breve vita quindi non so quanto scriverò né cosa verrà fuori.
Dublino: un uomo, con gli occhi tra il verde e l'azzurro e i capelli rossi e un accento fantastico suona la chitarra e chiede ai passanti degli spicci. Per tutto il giorno intona cover poi alla sera quando le strade iniziano ad ospitare solo pochi passanti, la chitarra diventa una parte del suo corpo in tutti i sensi e canta le sue canzoni. Scopriamo così che quel cantore di strada è un cantautore e che non è un barbone che si guadagna da vivere, è un uomo che fa musica per passione e perchè proprio non può farne a meno.
Arriva una ragazza, rimane lì ad ascoltare Lies e e inizia un dialogo. All'inizio tutto è freddo,neppure la musica serve. Lei è arrivata da poco a Dublino, viene dall'Europa dell'Est, non sappiamo come, perchè e soprattutto con chi sia arrivata. Una parola dopo l'altra, viene fuori che lui è un hoover fixer e lei casualmente ha un vacuum cleaner rotto. Detto, fatto.
Il giorno dopo si vedono, suonano e nasce Falling slowly.
Il tempo passa. I due si conoscono. Lei si apre e lui anche. Scopriamo che la ragazza è arrivata in Irlanda con la madre e un figlio, lasciando indietro un marito con cui non è finita, anzi non è finita affatto. Lui invece, l'hoover fixer sucker guy, ha il cuore spezzato. Ha amato. Si è fidato. E' stato tradito. Ha sofferto. Ha trovato nella musica la sua salvezza. Quello che farà anche lei di lì a poco.
La trama non offre tanti altri spunti o colpi di scena perchè Once è un film poco classificabile. A metà tra storia d'amore e inno alla musica, tra percorso di vita e fatalità della vita stessa.
Il sottotitolo è quanto di più emblematico. Eppure non si parla solo di amore o meglio della classica forma di amore, vale a dire due persone che stanno insieme e condividono tutto. Spesso l'amore è un semplice gesto, la fiducia che si ripone in un altro, la totale e completa caduta delle proprie difese davanti ad una persona che senza saperlo ci salva. L'amore è una canzone cantata insieme a due voci e quattro mani. Secondo Once, l'amore è una salvezza reciproca senza una necessaria condivisione di quello che il cliché amoroso richiede e cioè baci, sesso, mani che si intrecciano, insomma la solita storia. Quel Once del titolo indica che spesso nella vita si ha una sola occasione per amare nel senso più puro e disinteressato del termine.
Credo che il film si possa riassumere prendendo qualche verso di ognuna delle canzoni
...Take this sinking boat and point it home...we've still got time...
...If you want me, satisfy me...
...I think it's time we give it up and figure out what stopped us from breathing easy and talking straight...
...You are moving too fast for me...
...Please try to be patient I know that I am still learning, I'm sorry that you have to see the strength inside me burning...
...You must have fallen from the sky...
...FREE YOURSELF AND AT THE SAME TIME LEAVE...
...You have broken me all the way down...down upon my knees...
...If you have something to say just say it to me NOW...
Non mi è piaciuto quello che ho scritto, ma questo film è davvero davvero troppo personale.
Ecco, appunto!
Parlare di questo film è come parlare dell'ultima parte della mia breve vita quindi non so quanto scriverò né cosa verrà fuori.
Dublino: un uomo, con gli occhi tra il verde e l'azzurro e i capelli rossi e un accento fantastico suona la chitarra e chiede ai passanti degli spicci. Per tutto il giorno intona cover poi alla sera quando le strade iniziano ad ospitare solo pochi passanti, la chitarra diventa una parte del suo corpo in tutti i sensi e canta le sue canzoni. Scopriamo così che quel cantore di strada è un cantautore e che non è un barbone che si guadagna da vivere, è un uomo che fa musica per passione e perchè proprio non può farne a meno.
Arriva una ragazza, rimane lì ad ascoltare Lies e e inizia un dialogo. All'inizio tutto è freddo,neppure la musica serve. Lei è arrivata da poco a Dublino, viene dall'Europa dell'Est, non sappiamo come, perchè e soprattutto con chi sia arrivata. Una parola dopo l'altra, viene fuori che lui è un hoover fixer e lei casualmente ha un vacuum cleaner rotto. Detto, fatto.
Il giorno dopo si vedono, suonano e nasce Falling slowly.
Il tempo passa. I due si conoscono. Lei si apre e lui anche. Scopriamo che la ragazza è arrivata in Irlanda con la madre e un figlio, lasciando indietro un marito con cui non è finita, anzi non è finita affatto. Lui invece, l'hoover fixer sucker guy, ha il cuore spezzato. Ha amato. Si è fidato. E' stato tradito. Ha sofferto. Ha trovato nella musica la sua salvezza. Quello che farà anche lei di lì a poco.
La trama non offre tanti altri spunti o colpi di scena perchè Once è un film poco classificabile. A metà tra storia d'amore e inno alla musica, tra percorso di vita e fatalità della vita stessa.
Il sottotitolo è quanto di più emblematico. Eppure non si parla solo di amore o meglio della classica forma di amore, vale a dire due persone che stanno insieme e condividono tutto. Spesso l'amore è un semplice gesto, la fiducia che si ripone in un altro, la totale e completa caduta delle proprie difese davanti ad una persona che senza saperlo ci salva. L'amore è una canzone cantata insieme a due voci e quattro mani. Secondo Once, l'amore è una salvezza reciproca senza una necessaria condivisione di quello che il cliché amoroso richiede e cioè baci, sesso, mani che si intrecciano, insomma la solita storia. Quel Once del titolo indica che spesso nella vita si ha una sola occasione per amare nel senso più puro e disinteressato del termine.
Credo che il film si possa riassumere prendendo qualche verso di ognuna delle canzoni
...Take this sinking boat and point it home...we've still got time...
...If you want me, satisfy me...
...I think it's time we give it up and figure out what stopped us from breathing easy and talking straight...
...You are moving too fast for me...
...Please try to be patient I know that I am still learning, I'm sorry that you have to see the strength inside me burning...
...You must have fallen from the sky...
...FREE YOURSELF AND AT THE SAME TIME LEAVE...
...You have broken me all the way down...down upon my knees...
...If you have something to say just say it to me NOW...
Non mi è piaciuto quello che ho scritto, ma questo film è davvero davvero troppo personale.
domenica 6 aprile 2008
Espiazione
Un titolo secco, pulito, duro e quanto mai significativo.
L'italiano questa volta rispetta l'inglese e devo dire che ci azzecca.
Cosa aggiungere di più?
L'espiazione è quella di Briony ed è lunga una vita. Pesante come un macigno.
La trama è abbastanza semplice sono i particolari a renderla così interessante, le musiche, il montaggio, i piani temporali che si incrociano.
Due ragazzi si amano. Cecilia, figlia di una ricca famiglia inglese, viziata, bellissima, vivace. Robbie, figlio della domestica che "serve" a casa di lei, bellissimo anche lui, scozzese, intenso, con la voglia di emergere da una classe sociale che non gli appartiene, ma questo tema è approfondito pochissimo se non in uno sfogo che arriva quasi alla fine del film. Sfogo che non si capisce bene se sia suo o della scrittrice.
Dalla prima scena che li prevede insieme, si capisce che si amano, che c'è attrazione fisica, che la storia andrà a finire male, perchè è nel tono e nelle parole di chi ce la racconta che si avverte il mancato happy ending e poi perchè è un film in costume ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale che mette in scena la storia di due giovani belli e innamorati contrapposti da un divario sociale e dal conflitto appunto. Infermiera lei, soldato al fronte lui!La tragedia è SCONTATA.
Tuttavia non banale. Ci si arriva con calma.
L'inizio è una bugia, la fine è una verità, LA verità.
Cecila e Robbie si dichiarano amore, si baciano, fanno l'amore. Dalle inquadrature, dai sospiri dei due protagonisti si capisce che tutto è guidato da quella chiarezza della passione di cui in seguito Robbie si farà autore. Credo sia una delle scene più belle che vedo da un po'. Per niente volgare, intensa, non si vede praticamente nulla, ma si sente. (nel senso di to feel)
Il momento più intimo del film è però disturbato da qualcosa, un occhio che vede e non capisce o meglio capisce quello che vuol capire e vede quel che vuol vedere (non ciò che in realtà ha sotto gli occhi) e quegli occhi così lontani dalla verità devono imputare il loro freddo distacco, la loro spietata falsità ad una lettera,una parola, facciamo due. Una dichiarazione d'amore tra l'anatomico, come dice Cecilia, e l'inappropriato, come dice Robbie. Eppure vera, reale,vincente.
L'espiazione inizia dal momento in cui Briony decide di accusare Robbie di un crimine che non ha commesso, decide di macchiare la sua cotta adolescenziale (che le ha preferito la sorella) con un "fattaccio" irreale.
Robbie va via. Cecilia anche, perchè senza di lui in quella casa non ha più senso vivere.
Gli anni passano, tre e mezzo per l'esattezza.
L'infermiera e il soldato si concedono sporadici incontri in una caffetteria militare, lui corre dietro all'autobus di lei, lei sussurra nell'orecchio di lui: "Yorna da me".
All'improvviso torna Briony, più grande anche lei. Inizia a prendere coscienza dei problemi che ha causato, delle conseguenze delle sue azioni.
L'abbandono dell'infanzia segna la fine dei giochi, ma anche e soprattutto l'inizio della presa di coscienza e Briony sa cosa ha fatto.
Ora è semplicemente abbastanza grande per espiare.
Continuare con la trama mi sembra inutile anche perchè svelerai la parte più importante e significativa del film.
Alla fine quegli occhi e quel caschetto biondo ormai spenti dall'età, dalla vita, dal peccato e dall'espiazione ritornano per congedarsi prima del loro riposo.
La fiducia che hanno perso all'inizio, è impossibile riconquistarla.
Causa di tutto?l'Amore.
La scrittura è il filo conduttore di tutto il film. Briony scrive, Robbie scrive, Cecilia scrive.
Chi una commedia, chi una dichiarazione d'amore, chi una lettera di speranza e attesa. Hopes are hopes e come insegna l'taliano, sono le ultime a morire.
Scrivere=espiare.
Peccato che la vita non sia una romanzo.
L'italiano questa volta rispetta l'inglese e devo dire che ci azzecca.
Cosa aggiungere di più?
L'espiazione è quella di Briony ed è lunga una vita. Pesante come un macigno.
La trama è abbastanza semplice sono i particolari a renderla così interessante, le musiche, il montaggio, i piani temporali che si incrociano.
Due ragazzi si amano. Cecilia, figlia di una ricca famiglia inglese, viziata, bellissima, vivace. Robbie, figlio della domestica che "serve" a casa di lei, bellissimo anche lui, scozzese, intenso, con la voglia di emergere da una classe sociale che non gli appartiene, ma questo tema è approfondito pochissimo se non in uno sfogo che arriva quasi alla fine del film. Sfogo che non si capisce bene se sia suo o della scrittrice.
Dalla prima scena che li prevede insieme, si capisce che si amano, che c'è attrazione fisica, che la storia andrà a finire male, perchè è nel tono e nelle parole di chi ce la racconta che si avverte il mancato happy ending e poi perchè è un film in costume ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale che mette in scena la storia di due giovani belli e innamorati contrapposti da un divario sociale e dal conflitto appunto. Infermiera lei, soldato al fronte lui!La tragedia è SCONTATA.
Tuttavia non banale. Ci si arriva con calma.
L'inizio è una bugia, la fine è una verità, LA verità.
Cecila e Robbie si dichiarano amore, si baciano, fanno l'amore. Dalle inquadrature, dai sospiri dei due protagonisti si capisce che tutto è guidato da quella chiarezza della passione di cui in seguito Robbie si farà autore. Credo sia una delle scene più belle che vedo da un po'. Per niente volgare, intensa, non si vede praticamente nulla, ma si sente. (nel senso di to feel)
Il momento più intimo del film è però disturbato da qualcosa, un occhio che vede e non capisce o meglio capisce quello che vuol capire e vede quel che vuol vedere (non ciò che in realtà ha sotto gli occhi) e quegli occhi così lontani dalla verità devono imputare il loro freddo distacco, la loro spietata falsità ad una lettera,una parola, facciamo due. Una dichiarazione d'amore tra l'anatomico, come dice Cecilia, e l'inappropriato, come dice Robbie. Eppure vera, reale,vincente.
L'espiazione inizia dal momento in cui Briony decide di accusare Robbie di un crimine che non ha commesso, decide di macchiare la sua cotta adolescenziale (che le ha preferito la sorella) con un "fattaccio" irreale.
Robbie va via. Cecilia anche, perchè senza di lui in quella casa non ha più senso vivere.
Gli anni passano, tre e mezzo per l'esattezza.
L'infermiera e il soldato si concedono sporadici incontri in una caffetteria militare, lui corre dietro all'autobus di lei, lei sussurra nell'orecchio di lui: "Yorna da me".
All'improvviso torna Briony, più grande anche lei. Inizia a prendere coscienza dei problemi che ha causato, delle conseguenze delle sue azioni.
L'abbandono dell'infanzia segna la fine dei giochi, ma anche e soprattutto l'inizio della presa di coscienza e Briony sa cosa ha fatto.
Ora è semplicemente abbastanza grande per espiare.
Continuare con la trama mi sembra inutile anche perchè svelerai la parte più importante e significativa del film.
Alla fine quegli occhi e quel caschetto biondo ormai spenti dall'età, dalla vita, dal peccato e dall'espiazione ritornano per congedarsi prima del loro riposo.
La fiducia che hanno perso all'inizio, è impossibile riconquistarla.
Causa di tutto?l'Amore.
La scrittura è il filo conduttore di tutto il film. Briony scrive, Robbie scrive, Cecilia scrive.
Chi una commedia, chi una dichiarazione d'amore, chi una lettera di speranza e attesa. Hopes are hopes e come insegna l'taliano, sono le ultime a morire.
Scrivere=espiare.
Peccato che la vita non sia una romanzo.
venerdì 4 aprile 2008
Memento
E mi viene proprio spontanea MEMENTO AUDERE SEMPER anche se non c'entra poi niente ma sono in delirio d'onnipotenza culturale.
Ieri sera vagavo per il mio hardisk esterno alla ricerca di un film per colmare la serata ed ho deciso di mettere su Eros poi mi sono ricordata che odio Antonioni e quindi ho chiuso. Mentre il mio ditino scorreva sul touchpad nella speranza di un'illuminazione ecco davanti a me apparire Memento (tra ONCE e un altro che non ricordo!)
Apri con VLC media player. Inizio. 1 ora e 48 minuti. Come lunghezza ci sta.
Sushi e salsa di soya davanti a me,il film parte.
Una polaroid, sangue. L'immagine che si perde di fotogramma in fotogramma e subito ci trova davanti ad una storia assurda.
La voglia di chiedersi cosa succede arriva praticamente subito ma non spiegherò la trama perchè
1) è troppo complicato
2) è il bello del film
oltre al montaggio che, per usare un termine poco accademico, è una figata unica.
elementi chiave del film: un motel, i tatuaggi, le foto, due personaggi anzi tre (anche se in realtà uno è un alterego che non si capirà mai se reale o fittizio)(remember sammy jenkis)
ogni mattina il protagonista si sveglia e si chiede: dove sono?dov'ero rimasto?
Perchè? E' affetto da un sindrome che causa la perdita della memoria a breve termine, l'unica cosa che ricorda è la morte (reale o presunta?) della moglie in seguito ad uno stupro.
Per ricordare ciò che gli accade in un lasso di tempo che va da secondi a pochi minuti, Lenny (il protagonista) scrive tutto, sui fogli, sulle foto, sulla pelle.E' costruita fantasticamente la scena in cui è impegnato in una lunga conversazione telefonica e un tatuaggio appena fatto , ancora coperto da una garza sterile , si rivela inquietante a Lenny e allo stesso spettatore : NEVER ANSWER THE PHONE.
Neppure l'eternità di una marchio artigianale sulla pelle serve ad aiutare questo strano protagonista (a metà tra compassionevole malato mentale e il sicario senza scrupoli), dopo pochi secondi infatti una busta sotto la porta lo invita ad alzare la cornetta di nuovo.
I ricordi recenti vanno via. La vita ricomincia come se nulla prima fosse successo.
Due personaggi nel mentre si fanno strada. Teddy (o John G.? ) e Natalie. Chi è il buono?Chi il cattivo? Che relazione hanno con Lenny? In che modo entrambi sfruttano la sua singolare quando invalidante sindrome post trauma cranico?
Capirlo è interessante, proprio perchè fino alla fine del film nulla sarà chiaro e per quanto mi riguarda neppure le due paroline "the end" hanno aiutato a far luce sulla situazione.
I piani temporali si intrecciano, non si sa cosa sia successo dopo o prima rispetto ad un prima ed un dopo che confondono chi guarda il film fino all'ultimo.
Una caccia all'uomo e uno stupro con aggravante di omicidio (sicuro?) sono i due capi di imputazione certi di questo strano stranissimo quanto geniale esperimento.
Due le frasi che mi sono rimaste in mente da ieri sera : "non riesco mai a ricordarmi di dimenticarti" pronunciata da Lenny pensando alla moglie che dovrebbe essere morta e "mentiamo a noi stessi per stare meglio" detta da Teddy (o John G. o poliziotto amico corrotto incompreso?) alla fine. Prima di morire?No, in realtà siamo a circa metà di quella che dovrebbe essere la trama.
Sono vere tutte e due queste frasi e abbastanza legate tra di loro. Se non si vuole dimenticare qualcosa, difficilmente lo si fa, anche se si sta male, anche se ricordare significa condannarsi a non dimenticare appunto. Si mente a se stessi, si fa costantemente, per star meglio o semplicemente perchè ammettere certe verità spesso è molto, ma molto meno conveniente e sicuramente implica un maggiore dispendio di energie.
Quando Lenny si chiede se il mondo resiste ad un battere d'occhi (a blink of an eye), secondo me, in realtà si chiede se il mondo esiste di per sé o è una nostra creazione . Come si reciterebbe in altra sede qualcosa che modelliamo a nostra immagine e somiglianza.
La risposta non c'è. Soprattutto per uno come lui, il cui mondo può cambiare da una chiusura di palpebre all'altra.
Non credo si possa dire molto altro su Memento semplicemente perchè è troppo complicato, è uno di quei film che andrebbero rivisti almeno 2 se non 3 volte per ricomporre tutti i pezzi e dire..."ah si, ho capito".
La sensazione di incertezza che lascia però è quasi piacevole.
Si può contare solo su stessi, in ruolo degli "altri" è quanto mai negativo per non dire amaro e senza speranze.
Da vittima, Lenny diventa una sorta di carnefice eppure mantiene la sua innocenza proprio perchè la maggior parte delle sue azioni sono involontarie o meglio inconsapevoli.
La fiducia che solitamente è segno di profondità dei rapporti umani in questo film diventa sinonimo di sopravvivenza.
Esistiamo per noi stessi eppure abbiamo bisogno degli altri ma che succede se gli altri ci usano senza farcelo sapere? E se in realtà fingessimo anche noi,perchè così stiamo meglio, perchè non abbiamo ricordato di dimenticare,perchè semplicemente ci fa comodo?
Forse bisognerebbe chiederlo a Sammy...
E' l'ora dell'iniezione. (cit.)
Ossequi
Ieri sera vagavo per il mio hardisk esterno alla ricerca di un film per colmare la serata ed ho deciso di mettere su Eros poi mi sono ricordata che odio Antonioni e quindi ho chiuso. Mentre il mio ditino scorreva sul touchpad nella speranza di un'illuminazione ecco davanti a me apparire Memento (tra ONCE e un altro che non ricordo!)
Apri con VLC media player. Inizio. 1 ora e 48 minuti. Come lunghezza ci sta.
Sushi e salsa di soya davanti a me,il film parte.
Una polaroid, sangue. L'immagine che si perde di fotogramma in fotogramma e subito ci trova davanti ad una storia assurda.
La voglia di chiedersi cosa succede arriva praticamente subito ma non spiegherò la trama perchè
1) è troppo complicato
2) è il bello del film
oltre al montaggio che, per usare un termine poco accademico, è una figata unica.
elementi chiave del film: un motel, i tatuaggi, le foto, due personaggi anzi tre (anche se in realtà uno è un alterego che non si capirà mai se reale o fittizio)(remember sammy jenkis)
ogni mattina il protagonista si sveglia e si chiede: dove sono?dov'ero rimasto?
Perchè? E' affetto da un sindrome che causa la perdita della memoria a breve termine, l'unica cosa che ricorda è la morte (reale o presunta?) della moglie in seguito ad uno stupro.
Per ricordare ciò che gli accade in un lasso di tempo che va da secondi a pochi minuti, Lenny (il protagonista) scrive tutto, sui fogli, sulle foto, sulla pelle.E' costruita fantasticamente la scena in cui è impegnato in una lunga conversazione telefonica e un tatuaggio appena fatto , ancora coperto da una garza sterile , si rivela inquietante a Lenny e allo stesso spettatore : NEVER ANSWER THE PHONE.
Neppure l'eternità di una marchio artigianale sulla pelle serve ad aiutare questo strano protagonista (a metà tra compassionevole malato mentale e il sicario senza scrupoli), dopo pochi secondi infatti una busta sotto la porta lo invita ad alzare la cornetta di nuovo.
I ricordi recenti vanno via. La vita ricomincia come se nulla prima fosse successo.
Due personaggi nel mentre si fanno strada. Teddy (o John G.? ) e Natalie. Chi è il buono?Chi il cattivo? Che relazione hanno con Lenny? In che modo entrambi sfruttano la sua singolare quando invalidante sindrome post trauma cranico?
Capirlo è interessante, proprio perchè fino alla fine del film nulla sarà chiaro e per quanto mi riguarda neppure le due paroline "the end" hanno aiutato a far luce sulla situazione.
I piani temporali si intrecciano, non si sa cosa sia successo dopo o prima rispetto ad un prima ed un dopo che confondono chi guarda il film fino all'ultimo.
Una caccia all'uomo e uno stupro con aggravante di omicidio (sicuro?) sono i due capi di imputazione certi di questo strano stranissimo quanto geniale esperimento.
Due le frasi che mi sono rimaste in mente da ieri sera : "non riesco mai a ricordarmi di dimenticarti" pronunciata da Lenny pensando alla moglie che dovrebbe essere morta e "mentiamo a noi stessi per stare meglio" detta da Teddy (o John G. o poliziotto amico corrotto incompreso?) alla fine. Prima di morire?No, in realtà siamo a circa metà di quella che dovrebbe essere la trama.
Sono vere tutte e due queste frasi e abbastanza legate tra di loro. Se non si vuole dimenticare qualcosa, difficilmente lo si fa, anche se si sta male, anche se ricordare significa condannarsi a non dimenticare appunto. Si mente a se stessi, si fa costantemente, per star meglio o semplicemente perchè ammettere certe verità spesso è molto, ma molto meno conveniente e sicuramente implica un maggiore dispendio di energie.
Quando Lenny si chiede se il mondo resiste ad un battere d'occhi (a blink of an eye), secondo me, in realtà si chiede se il mondo esiste di per sé o è una nostra creazione . Come si reciterebbe in altra sede qualcosa che modelliamo a nostra immagine e somiglianza.
La risposta non c'è. Soprattutto per uno come lui, il cui mondo può cambiare da una chiusura di palpebre all'altra.
Non credo si possa dire molto altro su Memento semplicemente perchè è troppo complicato, è uno di quei film che andrebbero rivisti almeno 2 se non 3 volte per ricomporre tutti i pezzi e dire..."ah si, ho capito".
La sensazione di incertezza che lascia però è quasi piacevole.
Si può contare solo su stessi, in ruolo degli "altri" è quanto mai negativo per non dire amaro e senza speranze.
Da vittima, Lenny diventa una sorta di carnefice eppure mantiene la sua innocenza proprio perchè la maggior parte delle sue azioni sono involontarie o meglio inconsapevoli.
La fiducia che solitamente è segno di profondità dei rapporti umani in questo film diventa sinonimo di sopravvivenza.
Esistiamo per noi stessi eppure abbiamo bisogno degli altri ma che succede se gli altri ci usano senza farcelo sapere? E se in realtà fingessimo anche noi,perchè così stiamo meglio, perchè non abbiamo ricordato di dimenticare,perchè semplicemente ci fa comodo?
Forse bisognerebbe chiederlo a Sammy...
E' l'ora dell'iniezione. (cit.)
Ossequi
martedì 1 aprile 2008
My Blueberry Nights
Già il titolo di questo film fantastico è tutto un programma...
My: della protagonista, Norah Jones e del protagonista Jude Law
Blueberry: mirtillo, torta al mirtillo, color blu-viola...
Nights: quelle che passa nel locale di Jeremy (Jude "he uses the verbs to pop and to fancy and he's so British" Law)
Titolo italiano: Un bacio romantico O___________O
Si può rovinare così la poesia di un titolo americano bello quasi quanto In the mood for love?
Vero è che il bacio c'è ed è uno dei più romantici che abbia mai visto.
ma iniziamo da una rottura, da un cuore spezzato, anzi due, da una ragazza che entra in un bar e senza saperlo con una forchettata di torta di mirtilli con gelato assapora la sua nuova vita.
Poi scappa, esce da quel bar, piccolo e maliconico, con toni tra il viola e il blu quasi a simboleggiare il legame con il frutto e si immerge in un viaggio che la porterà a conoscere dimensioni e ambienti diversi.
Prima tappa: Memphis . New York e quel bar sembrano lontani mille miglia, l'atmosfera è calda a volte claustrofobica, le storie che incontra sono complicate eppure molto semplici. Un uomo beve per dimenticare una moglie che l'ha tradito e che nonostante tutto non riesce a staccarsi da lui.
Poliziotto discreto di giorno, di notte (e il nights ritorna) riversa in un bicchiere e nella ragazza la tristezza e la malinconia della sua vita, mentre la moglie continua ad urlare a gran voce "it's over" forse più per convincere se stessa. Inutile dire come va a finire. Una persona se ne va, un'altra parte morendo un po' dentro...anche lei.
Seconda tappa: Arizona, gioco d'azzardo, una ragazza figlia di un ex giocatore di poker pronta a tutto pur di vincere una scommessa e un viaggio verso Las Vegas. Un'altra persona che se ne va, un'altra persona che rimane sola, abbandonata.
Terza tappa: New York City, il cerchio si chiude. Elisabeth (Beth o Lizzy a seconda delle città) torna all'inizio, torna in quel bar, torna da Jeremy, dalla torta di mirtillo con il gelato e si prende il suo bacio, meritato, sospirato, romantico eppure secondo.
Fino a qua potrebbe sembrare una normale trama, un film ordinario, una ragazza viaggia, vede, conosce, cambia, cresce poi torna e affronta il tutto da persona nuova qual è, ma è quello che sta nel mezzo a rendere questo film così bello.
Che cosa succede a Jeremy nel mentre?Che cosa fa Elisabeth mentre osserva la sua vita che scorre insieme a quella dei personaggi che incontra nelle varie tappe del suo viaggio?
Lui rimane a New York, nel suo bar, a servire torte, ad aspettare qualcuno,ma l'attesa è colmata da cartoline, una massa di cartoline che arrivano da una ragazza in giro per l'America. Affronta un fantasma del passato e attende.
Lei scrive e nel mentre approfondisce o forse inzia la conoscenza dell'animo umano.
Quello che più mi ha colpito è che nel mentre tutti i personaggi che Lizzy incontra sono portati inevitabilmente e inesorabilmente a separarsi e nel modo più radicale possibile, lei seppure lontana continua a costruire qualcosa, il suo ritorno e a mantenere un legame.
La moglie del poliziotto passa da un amante all'altro ferendo più se stessa che il coniuge tradito e disperato, cerca con tutte le sue forze di staccarsi da lui ma anche se quel "it's over" risuona a gran voce lei stessa sa che nulla mai avrà fine. Lui muore. Lei va via ma non prima di aver saldato un debito. Non vuole che si dica qualcosa di lui.
La ragazza che gioca d'azzardo scommette la sua macchina, regalo fatto da suo padre. Un padre che le ha insegnato il gioco e poi ha smesso di essere una figura di riferimento, che la tiene inchiodata a sé alimentando un costante senso di colpa con il solo fine di poterla vedere. Muore anche lui e alla ragazza che gioca d'azzardo non rimane nulla, una macchina anzi.
Eppure Elisabeth e Jeremy, nonostante la lontananza, nonostante la mancanza di base per costruire qualcosa, alla fine sono gli unici ad uscirne "vittoriosi", per il solo fatto di aver aspettato e coltivato.
Ho letto un libro ultimamente che porta il mio nome come titolo e ad un certo punto il delfino protagonista dice una cosa che mi ha profondamente colpito : "A volte non c'è una ragione perchè le cose ci sono, ci sono e basta. Stanno lì e ci permettono di godere della loro bellezza."
Esattamente quello che fanno i due protagonisti del film.
Lei torna con il cuore rattoppato, lui, che esce da una storia con gli ha fatto appendere al chiodo le scarpette di maratoneta dell'amore come si autodefinisce, ricomincia a correre.
Aveva ricominciato a correre in realtà, prima che lei partisse, con quel primo invisibile bacio, come a suggellare un patto tacito e unilaterale (nella speranza di una successiva condivisione) con una sconosciuta che mangia torta al mirtillo, quella torta al mirtillo che si vende meno di tutte. Chissà forse stava aspettando qualcuno...
Un film sull'attesa e sulla conquista, sulla bellezza di un incontro e sulla necessità di trovare una ragione in se stessi prima che negli altri, sul potere del cibo e sul significato dello stesso, su tre città diverse e tre diversi modi di leggere l'America, sulla morte, l'abbandono, il ritorno e l'amore. Un film su una torta al mirtillo...con aggiunta di gelato.
E poi ci sono le chiavi.
My: della protagonista, Norah Jones e del protagonista Jude Law
Blueberry: mirtillo, torta al mirtillo, color blu-viola...
Nights: quelle che passa nel locale di Jeremy (Jude "he uses the verbs to pop and to fancy and he's so British" Law)
Titolo italiano: Un bacio romantico O___________O
Si può rovinare così la poesia di un titolo americano bello quasi quanto In the mood for love?
Vero è che il bacio c'è ed è uno dei più romantici che abbia mai visto.
ma iniziamo da una rottura, da un cuore spezzato, anzi due, da una ragazza che entra in un bar e senza saperlo con una forchettata di torta di mirtilli con gelato assapora la sua nuova vita.
Poi scappa, esce da quel bar, piccolo e maliconico, con toni tra il viola e il blu quasi a simboleggiare il legame con il frutto e si immerge in un viaggio che la porterà a conoscere dimensioni e ambienti diversi.
Prima tappa: Memphis . New York e quel bar sembrano lontani mille miglia, l'atmosfera è calda a volte claustrofobica, le storie che incontra sono complicate eppure molto semplici. Un uomo beve per dimenticare una moglie che l'ha tradito e che nonostante tutto non riesce a staccarsi da lui.
Poliziotto discreto di giorno, di notte (e il nights ritorna) riversa in un bicchiere e nella ragazza la tristezza e la malinconia della sua vita, mentre la moglie continua ad urlare a gran voce "it's over" forse più per convincere se stessa. Inutile dire come va a finire. Una persona se ne va, un'altra parte morendo un po' dentro...anche lei.
Seconda tappa: Arizona, gioco d'azzardo, una ragazza figlia di un ex giocatore di poker pronta a tutto pur di vincere una scommessa e un viaggio verso Las Vegas. Un'altra persona che se ne va, un'altra persona che rimane sola, abbandonata.
Terza tappa: New York City, il cerchio si chiude. Elisabeth (Beth o Lizzy a seconda delle città) torna all'inizio, torna in quel bar, torna da Jeremy, dalla torta di mirtillo con il gelato e si prende il suo bacio, meritato, sospirato, romantico eppure secondo.
Fino a qua potrebbe sembrare una normale trama, un film ordinario, una ragazza viaggia, vede, conosce, cambia, cresce poi torna e affronta il tutto da persona nuova qual è, ma è quello che sta nel mezzo a rendere questo film così bello.
Che cosa succede a Jeremy nel mentre?Che cosa fa Elisabeth mentre osserva la sua vita che scorre insieme a quella dei personaggi che incontra nelle varie tappe del suo viaggio?
Lui rimane a New York, nel suo bar, a servire torte, ad aspettare qualcuno,ma l'attesa è colmata da cartoline, una massa di cartoline che arrivano da una ragazza in giro per l'America. Affronta un fantasma del passato e attende.
Lei scrive e nel mentre approfondisce o forse inzia la conoscenza dell'animo umano.
Quello che più mi ha colpito è che nel mentre tutti i personaggi che Lizzy incontra sono portati inevitabilmente e inesorabilmente a separarsi e nel modo più radicale possibile, lei seppure lontana continua a costruire qualcosa, il suo ritorno e a mantenere un legame.
La moglie del poliziotto passa da un amante all'altro ferendo più se stessa che il coniuge tradito e disperato, cerca con tutte le sue forze di staccarsi da lui ma anche se quel "it's over" risuona a gran voce lei stessa sa che nulla mai avrà fine. Lui muore. Lei va via ma non prima di aver saldato un debito. Non vuole che si dica qualcosa di lui.
La ragazza che gioca d'azzardo scommette la sua macchina, regalo fatto da suo padre. Un padre che le ha insegnato il gioco e poi ha smesso di essere una figura di riferimento, che la tiene inchiodata a sé alimentando un costante senso di colpa con il solo fine di poterla vedere. Muore anche lui e alla ragazza che gioca d'azzardo non rimane nulla, una macchina anzi.
Eppure Elisabeth e Jeremy, nonostante la lontananza, nonostante la mancanza di base per costruire qualcosa, alla fine sono gli unici ad uscirne "vittoriosi", per il solo fatto di aver aspettato e coltivato.
Ho letto un libro ultimamente che porta il mio nome come titolo e ad un certo punto il delfino protagonista dice una cosa che mi ha profondamente colpito : "A volte non c'è una ragione perchè le cose ci sono, ci sono e basta. Stanno lì e ci permettono di godere della loro bellezza."
Esattamente quello che fanno i due protagonisti del film.
Lei torna con il cuore rattoppato, lui, che esce da una storia con gli ha fatto appendere al chiodo le scarpette di maratoneta dell'amore come si autodefinisce, ricomincia a correre.
Aveva ricominciato a correre in realtà, prima che lei partisse, con quel primo invisibile bacio, come a suggellare un patto tacito e unilaterale (nella speranza di una successiva condivisione) con una sconosciuta che mangia torta al mirtillo, quella torta al mirtillo che si vende meno di tutte. Chissà forse stava aspettando qualcuno...
Un film sull'attesa e sulla conquista, sulla bellezza di un incontro e sulla necessità di trovare una ragione in se stessi prima che negli altri, sul potere del cibo e sul significato dello stesso, su tre città diverse e tre diversi modi di leggere l'America, sulla morte, l'abbandono, il ritorno e l'amore. Un film su una torta al mirtillo...con aggiunta di gelato.
E poi ci sono le chiavi.
lunedì 31 marzo 2008
the one where I begin...
si inizia così, con un semplice post...e allora iniziamo.
nessuna presentazione, le poche persone che leggeranno questo blog mi conoscono e i futuri lettori (se mai ci saranno) mi conosceranno attraverso quello che scrivo.
è da un po' che penso di aprire il mio cantuccio telematico, ho sempre rimandato ed ora eccomi qui e tutto per colpa di un film!perchè in effetti è di questo che si tratterà, parlerò di film, di musica, di cosa un'immagine mi trasmette, di cosa una storia mi dice...ci saranno riferimenti personali, ci saranno ipotetici rimandi ad altri film, ma non ho nessuna presunzione di "criticare"...chiamiamoli pensieri in libertà su una delle passioni più forti della mia vita che cresce e si moltiplica dal lontano 1997...anno del mio primo Ciak!e poi c'è stato Canova e poi sono cresciuta i gusti sono cambiati, quello che cerco quando vedo un film è cambiato, io in sostanza sono cambiata.
sono cinematograficamente ignorante, mi manca tutto il cinema che chiamo "vecchio" anni 20, 30, 40, 50, 60, ho qualcosa dei 70, qualcosa degli 80...TANTISSIMO dei 90...guardo i film che mi piacciono o mi "ispirano", nonostante sappia che certe pellicole (parola del 15-18) siano obbligatorie, francamente me ne infischio.
sono cresciuta guardando film americani, commedie romantiche, commedie demenziali, film più seri!
A sette anni, mi sono innamorata di Dirty Dancing, Ballroom, i Goonies, Codice d'onore, Jerry Mcguire e poi è arrivata Bridget Jones e The Boxer e Gangs e A mia sorella, A/R, Gattaca, Reality Bites, sono solo pochi dei film che mi hanno fatto compagnia in tutti questi anni...è davvero un mondo a sé, ma soprattutto è una parte enorme di me.
Sono convinta che ogni storia mi insegni qualcosa. Ogni brivido che mi da un'immagine mi rimane dentro per un sacco di tempo. Ecco il motivo per cui apro questo blog,dare sfogo alle emozioni post-film.
(e anche smettere di scassare le palle alla gente.)
nessuna presentazione, le poche persone che leggeranno questo blog mi conoscono e i futuri lettori (se mai ci saranno) mi conosceranno attraverso quello che scrivo.
è da un po' che penso di aprire il mio cantuccio telematico, ho sempre rimandato ed ora eccomi qui e tutto per colpa di un film!perchè in effetti è di questo che si tratterà, parlerò di film, di musica, di cosa un'immagine mi trasmette, di cosa una storia mi dice...ci saranno riferimenti personali, ci saranno ipotetici rimandi ad altri film, ma non ho nessuna presunzione di "criticare"...chiamiamoli pensieri in libertà su una delle passioni più forti della mia vita che cresce e si moltiplica dal lontano 1997...anno del mio primo Ciak!e poi c'è stato Canova e poi sono cresciuta i gusti sono cambiati, quello che cerco quando vedo un film è cambiato, io in sostanza sono cambiata.
sono cinematograficamente ignorante, mi manca tutto il cinema che chiamo "vecchio" anni 20, 30, 40, 50, 60, ho qualcosa dei 70, qualcosa degli 80...TANTISSIMO dei 90...guardo i film che mi piacciono o mi "ispirano", nonostante sappia che certe pellicole (parola del 15-18) siano obbligatorie, francamente me ne infischio.
sono cresciuta guardando film americani, commedie romantiche, commedie demenziali, film più seri!
A sette anni, mi sono innamorata di Dirty Dancing, Ballroom, i Goonies, Codice d'onore, Jerry Mcguire e poi è arrivata Bridget Jones e The Boxer e Gangs e A mia sorella, A/R, Gattaca, Reality Bites, sono solo pochi dei film che mi hanno fatto compagnia in tutti questi anni...è davvero un mondo a sé, ma soprattutto è una parte enorme di me.
Sono convinta che ogni storia mi insegni qualcosa. Ogni brivido che mi da un'immagine mi rimane dentro per un sacco di tempo. Ecco il motivo per cui apro questo blog,dare sfogo alle emozioni post-film.
(e anche smettere di scassare le palle alla gente.)
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