martedì 1 aprile 2008

My Blueberry Nights

Già il titolo di questo film fantastico è tutto un programma...
My: della protagonista, Norah Jones e del protagonista Jude Law
Blueberry: mirtillo, torta al mirtillo, color blu-viola...
Nights: quelle che passa nel locale di Jeremy (Jude "he uses the verbs to pop and to fancy and he's so British" Law)

Titolo italiano: Un bacio romantico O___________O
Si può rovinare così la poesia di un titolo americano bello quasi quanto In the mood for love?
Vero è che il bacio c'è ed è uno dei più romantici che abbia mai visto.
ma iniziamo da una rottura, da un cuore spezzato, anzi due, da una ragazza che entra in un bar e senza saperlo con una forchettata di torta di mirtilli con gelato assapora la sua nuova vita.
Poi scappa, esce da quel bar, piccolo e maliconico, con toni tra il viola e il blu quasi a simboleggiare il legame con il frutto e si immerge in un viaggio che la porterà a conoscere dimensioni e ambienti diversi.
Prima tappa: Memphis . New York e quel bar sembrano lontani mille miglia, l'atmosfera è calda a volte claustrofobica, le storie che incontra sono complicate eppure molto semplici. Un uomo beve per dimenticare una moglie che l'ha tradito e che nonostante tutto non riesce a staccarsi da lui.
Poliziotto discreto di giorno, di notte (e il nights ritorna) riversa in un bicchiere e nella ragazza la tristezza e la malinconia della sua vita, mentre la moglie continua ad urlare a gran voce "it's over" forse più per convincere se stessa. Inutile dire come va a finire. Una persona se ne va, un'altra parte morendo un po' dentro...anche lei.
Seconda tappa: Arizona, gioco d'azzardo, una ragazza figlia di un ex giocatore di poker pronta a tutto pur di vincere una scommessa e un viaggio verso Las Vegas. Un'altra persona che se ne va, un'altra persona che rimane sola, abbandonata.
Terza tappa: New York City, il cerchio si chiude. Elisabeth (Beth o Lizzy a seconda delle città) torna all'inizio, torna in quel bar, torna da Jeremy, dalla torta di mirtillo con il gelato e si prende il suo bacio, meritato, sospirato, romantico eppure secondo.
Fino a qua potrebbe sembrare una normale trama, un film ordinario, una ragazza viaggia, vede, conosce, cambia, cresce poi torna e affronta il tutto da persona nuova qual è, ma è quello che sta nel mezzo a rendere questo film così bello.
Che cosa succede a Jeremy nel mentre?Che cosa fa Elisabeth mentre osserva la sua vita che scorre insieme a quella dei personaggi che incontra nelle varie tappe del suo viaggio?
Lui rimane a New York, nel suo bar, a servire torte, ad aspettare qualcuno,ma l'attesa è colmata da cartoline, una massa di cartoline che arrivano da una ragazza in giro per l'America. Affronta un fantasma del passato e attende.
Lei scrive e nel mentre approfondisce o forse inzia la conoscenza dell'animo umano.
Quello che più mi ha colpito è che nel mentre tutti i personaggi che Lizzy incontra sono portati inevitabilmente e inesorabilmente a separarsi e nel modo più radicale possibile, lei seppure lontana continua a costruire qualcosa, il suo ritorno e a mantenere un legame.
La moglie del poliziotto passa da un amante all'altro ferendo più se stessa che il coniuge tradito e disperato, cerca con tutte le sue forze di staccarsi da lui ma anche se quel "it's over" risuona a gran voce lei stessa sa che nulla mai avrà fine. Lui muore. Lei va via ma non prima di aver saldato un debito. Non vuole che si dica qualcosa di lui.
La ragazza che gioca d'azzardo scommette la sua macchina, regalo fatto da suo padre. Un padre che le ha insegnato il gioco e poi ha smesso di essere una figura di riferimento, che la tiene inchiodata a sé alimentando un costante senso di colpa con il solo fine di poterla vedere. Muore anche lui e alla ragazza che gioca d'azzardo non rimane nulla, una macchina anzi.
Eppure Elisabeth e Jeremy, nonostante la lontananza, nonostante la mancanza di base per costruire qualcosa, alla fine sono gli unici ad uscirne "vittoriosi", per il solo fatto di aver aspettato e coltivato.
Ho letto un libro ultimamente che porta il mio nome come titolo e ad un certo punto il delfino protagonista dice una cosa che mi ha profondamente colpito : "A volte non c'è una ragione perchè le cose ci sono, ci sono e basta. Stanno lì e ci permettono di godere della loro bellezza."
Esattamente quello che fanno i due protagonisti del film.
Lei torna con il cuore rattoppato, lui, che esce da una storia con gli ha fatto appendere al chiodo le scarpette di maratoneta dell'amore come si autodefinisce, ricomincia a correre.
Aveva ricominciato a correre in realtà, prima che lei partisse, con quel primo invisibile bacio, come a suggellare un patto tacito e unilaterale (nella speranza di una successiva condivisione) con una sconosciuta che mangia torta al mirtillo, quella torta al mirtillo che si vende meno di tutte. Chissà forse stava aspettando qualcuno...
Un film sull'attesa e sulla conquista, sulla bellezza di un incontro e sulla necessità di trovare una ragione in se stessi prima che negli altri, sul potere del cibo e sul significato dello stesso, su tre città diverse e tre diversi modi di leggere l'America, sulla morte, l'abbandono, il ritorno e l'amore. Un film su una torta al mirtillo...con aggiunta di gelato.
E poi ci sono le chiavi.

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